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CARONTE A CROTONE

29 agosto 2014
caronte
È stato arrestato ieri a Crotone un uomo di origine tunisina, che grazie alle testimonianze e ai video girati dai migranti a bordo e consegnati poi alla polizia, è stato identificato come lo scafista di un’imbarcazione che trasportava oltre 500 persone soccorse proprio in questi giorni dalla nave San Giusto della Marina Militare e sbarcata nella città calabrese. 

Ma chi è lo scafista? E quale ruolo ha all’interno del meccanismo migratorio che si sta sviluppando enormemente in questi ultimi anni? Uno scafista è colui che conduce motoscafi e gommoni che trasportano immigrati clandestini; è colui che viene corrotto, pagato e coinvolto in questo traffico di vite umane.

Tutto inizia in Etiopia, Darfur, Eritrea, Somalia da dove centinaia di persone scappano ogni giorno nella speranza di raggiungere luoghi in cui le condizioni di vita siano più dignitose e che permettano poi loro di rientrare in patria con maggiori possibilità economiche e aiutare così le famiglie. Il percorso attraversa il Burkina Faso, la Nigeria e il Niger, dove c’è la possibilità di rimanere intrappolati nella morsa dello sfruttamento lavorativo per settimane, mesi e persino anni. Lì alcune persone sono costrette a lavorare per ottenere i soldi necessari per proseguire il viaggio verso la Libia o per ripagare i debiti che le pattuglie di polizia corrotte hanno inflitto loro durante la prima parte del viaggio. Finalmente, per così dire, solo una piccola parte delle migliaia di persone partite inizialmente giunge in Libia ed ecco che qui, entrano in gioco gli scafisti, i traghettatori delle anime …

Questa serie infinita di Caronte, accompagna senza pietà alcuna i corpi sfiniti degli uomini, donne e bambini sopravvissuti all’estenuante viaggio, sino a dove la barca o il piccolo peschereccio riesce ad arrivare. Poi il resto della storia la conosciamo tutti …

“…Non si può dare la colpa alla guarda costiera. Il pattugliamento del mare ha salvato migliaia di persone. Non è causa loro se Lampedusa è più vicina all’Africa che all’Italia. Lo schifo è quello che succede prima e dopo. Certo, replica Abdel, dicevo soltanto che la realtà è questa. E il tuo scafista era capitan Hussein? Lui sorride e si accarezza la barba sfatta. No, non sarei finito a Lampedusa. Il mio scafista era egiziano. Capitan Hussein costa troppo. Perché è uno dei pochi che riesce a evitare la guardia costiera e a sbarcare i suoi clienti direttamente in Sicilia. Ma per questo, si fa pagare più del doppio. Prima ti dicevo che è sicuramente corruzione perché lo scafista egiziano durante la mia traversata ha telefonato con il satellitare a Crotone, in Calabria nel sud dell’Italia. A Crotone c’è l’altro centro di detenzione da cui partono le deportazioni per la Libia…”

Bilal – Viaggiare, lavorare, morire da clandestini di Fabrizio Gatti (libro pubblicato da Rizzoli nel 2007)

FONTE: ansa.it 
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