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Bosnia, molto più di un mondial

SPECIALE MONDIALI 2014 17 giugno 2014
immigrazione e bosnia

Alla Bosnia ed al suo esordio mondiale…

“Mettiamo subito le cose in chiaro: non sarò oggettivo.

Non sarò oggettivo perchè ieri sera mi trovavo in un bar assieme a dieci ragazzi bosniaci, indossavo la loro sciarpa e cantavo il loro inno.

E non me ne vogliano i tifosi argentini, che ieri se la sono vista brutta, non me ne vogliano i puristi della sportività a tutti i costi alla ricerca della filosofia del “bel gioco no tifo”, non me ne vogliano gli accaniti sostenitori della vera essenza oggettiva del giornalismo.

Non sarò oggettivo, e non lo sono stato, e non lo sarò nemmeno nelle prossime partite che disputerà la Bosnia.

Sono italiano, ho esultato alle magie di Pirlo, alle cavalcate di Darmian, al colpo di testa di Balotelli.

Ma ieri sera, a mezzanotte in punto, quando l’arbitro ha fischiato l’inizio della partita che vedeva in campo la formazione Argentina contro quella Bosniaca, mi trovavo in un bar assieme a dieci ragazzi bosniaci, indossavo la loro sciarpa e cantavo il loro inno.

Il motivo principale di questo mio irrinunciabile attaccamento morale è sostanzialmente uno, che si può però dividere in più punti.

Cercherò di essere sintetico anche se, purtroppo, il tema necessiterebbe di tanto tempo per ascoltare, per conoscere. Per non dimenticare, soprattutto.

Non sarò oggettivo perchè quei ragazzi che hanno combattuto per novanta minuti contro uno dei colossi mondiali del calcio, l’Argentina di Messi, di Aguero, di Di Maria, di Higuain, sono ragazzi che per la prima volta calcavano il campo di una competizione internazionale dopo che per molti anni, dal ’95, l’avevano più volte sfiorata scontrandosi spesso con decisioni, da parte dei vertici del calcio, che li penalizzò palesemente.

Sono quei ragazzi che hanno più o meno la mia età, e che una ventina di anni fa han dovuto abbandonare il loro paese per sfuggire ai colpi di mortaio degli eserciti che avevano accerchiato il loro paese, che avevano stuprato le loro madri, che avevano ucciso o mutilato i loro padri.

Sono quei ragazzi che hanno subito le drammatiche conseguenze di una guerra inspiegabile, quando la comunità internazionale rimaneva immobile permettendo le peggiori atrocità che mente umana possa immaginare.
Sono quei ragazzi che hanno assistito impotenti al massacro di Srebrenica, all’attentato al mercato di Sarajevo, alle fosse comuni sparse in tutto il paese.

Sono quei ragazzi che abitavano davanti casa mia, dietro il mare adriatico, oltre quella costa, e mentre loro scappavano da un paese in ginocchio sparpagliandosi in tutto il mondo io giocavo a calcio con i miei amici, uscivo in motorino e vivevo la mia vita senza neppure lontanamente immaginare che a pochi chilometri di distanza accadeva una delle azioni più sanguinose e violente degli ultimi anni, con un tentato genocidio perpetrato nei confronti del loro popolo.

Ne han passate tante, quei ragazzi, e ieri sera si sono ritrovati in mondovisione ad esordire in una competizione mondiale che finalmente, dopo anni, son riusciti a conquistare.

Ieri sera ero in mezzo ad un gruppo di persone che, esattamente come quei ragazzi in campo, han subito cose che noi non possiamo nemmeno immaginare.

Vederli abbracciati a cantare l’inno della loro patria, ancora martoriata da alluvioni devastanti o da un’altissima percentuale di corruzione politica, mi ha ha riempito il cuore.
Vederli tifare, arrabbiarsi, esultare o imprecare per una battaglia persa, questa volta puramente e genuinamente sportiva, mi ha toccato in particolar modo.

Vederli ammirare i loro coetanei e il loro Paese che, esattamente come tutti gli altri loro coetanei e tutti gli altri Paesi del mondo, giocavano a calcio davanti a milioni di telespettatori, mi ha emozionato.

Non sarò oggettivo perchè la guerra dei balcani è una questione che mi ha riguardato da vicino, sin da piccolo, quando iniziai a conoscere alcuni ragazzi che sarebbero diventati, e sono ancora oggi, miei amici.  Nedim, Nedzad, Nihad, Alden, Edin, Armin.

Senza retorica, e sfuggendo da ogni struggente, gratuito e banale moralismo, questo palcoscenico mondiale di un calcio fatto di colori, di tifo e di competizione loro se lo sono meritati.

Ed è per questo che non sarò mai oggettivo quando si parla di Bosnia.

Ho tifato Bosnia, tifo Bosnia e tiferò Bosnia perchè anche una “stupida” competizione sportiva,  per loro, dopo tutto, oggi significa molto.

Oggi significa moltissimo”.

Le partite di stasera – martedì 17 giugno:

Ghana – Stati Uniti (ore 00:00)

Belgio – Algeria (ore 18:00)

Brasile – Messico (ore 21:00)

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