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ALGERIA: LA MUSICA DEL DESERTO DEL SAHARA

Algeria. I generi musicali del Sahara sono numerosi come la sua grandezza e la sua varietà: coesistono in pace e sono lo specchio di un’ evoluzione musicale a dir poco particolare.
Ci sono regioni come quelle del Hoggar e del Tassili che hanno tenuto strette le loro tradizioni ma al contempo esistono luoghi come Bechar  o Timimoun (città crocevia del Sahara) dove  si sono accoppiati vari stili come nel Ferda: qui stili cittadini come l’andalous, musica del nord, si fondono con i ritmi del deserto.
Un altro genere, consacrato alla donna, è il  Maya nella regione di Taghit: qui le donne cantano testi d’ amore e racconti religiosi sui ritmi del bendir e del qallal; se andiamo più a sud troviamo poi le donne tuareg che accompagnano i loro canti tradizionali con il tindé (una sorta di mortaio ricoperto di pelle) e suonano l’ imzed (violino costruito con la zucca) mentre attendono il ritorno dei loro cari.
A Gourara (Sahara nord- occidentale) troviamo l’ Ahellil, musica tradizionale suonata in cerimonie religiose, rigorosamente notturne. L’ Ahellil si organizza intorno ad un coro, un solista e un leader che indica le differenti figure musicali da eseguire con le mani: sul suono del flauto e dei tamburi il solista intona un canto in un registro molto acuto seguito dalla risposta del coro che ripete la frase del solista.
Molto più famosa e in voga di nuovo tra i giovani algerini è la musica Diwan o Gnawa- Diwanmusica sacra che ha origine dagli schiavi liberati dal profeta Maometto e dedicata a Sidi Bilal, primo muezzin dell’Islam. Questa pratica musicale che esiste anche in Marocco, Tunisia, Egitto e Libia, è caratterizzata dal suono del gumbri (strumento a due o tre corde con un manico in legno, una cassa di risonanza fatta di guscio di tartaruga e una tavola in pelle) e dal suono acuto dei Qarqabou (sonagli di ferro) che accompagnato il canto di un solista seguito  dalla risposta di un coro. Questi rituali si dividono in due grandi famiglie: il repertorio “Koyo”, suonato con lo scopo di far divertire chi ascolta e il “Mlouk”, repertorio sacro suonato solamente durante la notte.
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