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3700 km in kayak per i migranti

8 maggio 2014

E’ la sfida di Georges Alexandre, franco-canadese di 45 anni, che per difendere i diritti dei migranti, gira da anni in kayak. Il 10 maggio ripartirà con una destinazione precisa - Bruxelles – ed un obiettivo più che chiaro: denunciare i respingimenti e chiedere al Parlamento europeo la creazione di Ogida, un’organizzazione europea di gestione dell’immigrazione e delle richieste di asilo. 

L’idea della traversata risale al novembre 2010, dopo un anno trascorso da Alexandre a Lampedusa e dopo la circumnavigazione dell’isola con il suo kayak, per denunciare l’orrore dei respingimenti in mare realizzati dal governo Berlusconi, con l’aiuto di Gheddafi. Ora Alexandre ha deciso di ripartire il prossimo 10 maggio: attraverso il fiume Rodano e diversi canali, navigherà in direzione di Bruxelles, dove prevede di arrivare nel mese di settembre, per presentare la sua petizione al Parlamento europeo. Una petizione che Alexandre sta presentando a cittadini, amministratori, politici e associazioni nel corso delle sue tappe nelle diverse città. A sostenerla ci sono, tra gli altri, il sindaco di Lampedusa e il presidente della Repubblica di Malta.

Dopo tanti anni di osservazione delle dinamiche e dei meccanismi che riguardano gli arrivi dei migranti e la loro gestione, Alexandre è giunto a formulare la sua proposta:  si chiama “Ogida” e significa “Organizzazione europea di gestione dell’immigrazione e delle richieste di asilo”; a lei dovrebbero andare in carico l’intera gestione dei centri di accoglienza in Europa e le decine di miliardi di euro che ogni anno vengono assegnati all’immigrazione. “Si realizzerebbero così notevoli risparmi – spiega Alexandre – e un migliore controllo dei fondi pubblici e si taglierebbe ‘l’erba sotto i piedi’ alla delinquenza organizzata che dell’immigrazione ha fatto un business criminale. Il reato di appropriazione indebita di fondi europei per l’immigrazione è ‘routine’! In Sicilia, per esempio, la mafia attinge ai fondi pubblici europei attraverso i Cie gestiti da privati, mentre alle persone che lì sono rinchiuse servono derrate alimentari scadute raccolte nei supermercati locali”.

FONTE: RS

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