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1.965 RICHIEDENTI ASILO PER MILIONE DI ABITANTI: SIAMO IN SVEZIA

28 novembre 2014

La Svezia: una delle mete più ambite dai richiedenti asilo e l’ultima tappa di un viaggio che li obbliga ad attraversare clandestinamente i paesi di frontiera dell’Ue, tra cui l’Italia.

Grazie ad un reportage girato tra i centri di accoglienza di Märsta, Sköndal e Husby, quartieri di Stoccolma e cittadine periferiche, si scopre quanto è alta la percentuale di persone non native e di residenti e l’elevatissimo numero di richiedenti asilo che ogni anno la Svezia si impegna ad accogliere.

Le storie sono le più disparate: da una famiglia siriana scappata dalla guerra e arrivata clandestinamente in Svezia, passando per un ragazzo bengalese che ha vissuto in Italia per poi raggiungere il paese scandinavo a un signore e suo nipote che hanno attraversato Francia, Norvegia per arrivare in Svezia ma che rischiano però di essere rispediti in Siria.

Tutti hanno in comune il desiderio di trovare una vita migliore che ritengono solo la Svezia possa offrirgli: molti sono d’accordo nel dire che questo paese è tra quelli che maggiormente rispetta i diritti umani e anche se qualcuno si lamenta, rispetto al tipo di carne offerta nella mensa, nessuno tornerebbe indietro.

Alcuni dati possono aiutare a comprendere la complessità del fenomeno migratorio che, a differenza di quanto si possa pensare, non comprende solo l’Italia. Nel 2013 le richieste di asilo nel paese scandinavo sono state 54.000 e nel 2014 si prevede possano aumentare fino ad 80.000. Questi numeri posizionano la Svezia al terzo posto in Europa per numero di richieste (solo dopo Germania con 126.000 domande e Francia con 64.000). L’Italia ne ha ricevute 26.000. In questo modo la Svezia diventa il primo paese europeo con il maggior numero di richiedenti asilo pro-capite, ovvero 1.965 richiedenti per milione di abitanti, contro i 155 dell’Italia.

Il reportage e le informazioni che esso fornisce sono un ottimo spunto di riflessione per conoscere metodi e processi di integrazione diversi, forse migliori o forse peggiori, ma che denotano l’impegno di tutti dalla prima all’ultima linea, verso l’accoglienza dei più sfortunati e la volontà di rendergli giustizia.

Fonte: Fai Notizia – Radio Radicale

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